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sabato 13 settembre 2014

Omaggio a Bardeggia - CAPITOLO 19


CAPITOLO 19
Testi e opere scelte

Ecco un testo su Guerrino Bardeggia a cura del prof. Franco Ruinetti

 
La materia vince nel buio dell’anima, ma nella stessa si avvertono tracce o motivi che orientano alla perfezione della luce. Gli aspetti profani e le note della purezza, che contemporaneamente urgono in ciascuno di noi, assumono valenze figurali e cromatiche capaci di sorprendere per inedita profondità espressiva, nelle opere di Guerrino Bardeggia.

Il lettore che entra nei suoi quadri può trovarsi immerso nello strazio del dolore, in una bolgia dei sensi, ma ugualmente è attratto dai cieli, nei quali il giorno non tramonta.

Se qualcuno cercasse in queste opere lo svolgimento calligrafico degli argomenti resterebbe deluso. I soggetti conservano l’eco del vero, riferiscono l’essenzialità delle intuizioni che vengono dal silenzio, dai gorghi, fuori dal tempo, della concentrazione, nei quali la mano risponde alla volontà, ma in primo luogo all’istinto. Così i volti, le membra, le intonazioni ambientali non rispecchiano fedelmente il dato reale, ma scavano dentro, alla individuazione del significato, senza orpelli, nudo, perché l’arte, affermò Picasso, è una menzogna che ci aiuta a concepire la verità.

La produzione di Guerrino Bardeggia è ricca, perché lavora in continuazione. Spesso s’alza dal letto di notte per modellare o dipingere. E talvolta, mentre il pennello risponde al ritmo, ad un automatismo psichico, registra parole e pause, versi di poesie, albe di emozioni. L’arte e l’esistenza si identificano.

Forme ingrate, spasmi di colori, segni ripetuti come brividi in tessiture sfibrate, maligne, convivono con la dolcezza, con tenui fluenze di linee, con chiarità brevi oppure diffuse, con allusioni che si levano lievi, ma sicure sulle insidie e ipocrisie della mente. In questo coesistere dell’orrore e della salvezza, anzi nella tensione tra gli opposti, sta la forza della figurazione. C’è, sottesa, la speranza, la certezza della resurrezione, della Pasqua, che vuole dire passaggio dalla schiavitù, dall’Egitto, alla libertà, dalla morte alla vita.

Colori e forme balzano improvvisi, lampi e sequenze di visioni, certe macchie    sono sparate, vere e incomprensibili come acuti della disperazione oppure belle simili alla pienezza del sorriso. E’ sempre una concezione drammatica che prelude alla salvezza. L’autore ha vissuto questa esperienza: quando tutto era perduto, ha respirato il profumo del domani.

Quei colori di Bardeggia! Il rosso è rovente intriso di sangue, in esso ricorrono chiazze di un nero, così difficile da trattare, che sembrano lacerare il supporto, trapassare la superficie. Quello stesso rosso, quando declina, diviene arioso e morbido, come in certe maternità, allora s’accende d’amore e la dolcezza suona nella mente.

Bardeggia, che in una poesia dice ”io canto i miei silenzi a Dio”, che confessa d’aver pianto alla morte del suo rosmarino antico, proprio per questa sensibilità non è uno facile e accomodante.

“La gente va dove tira il vento” mentre abitiamo in una “Natura morente”. Il cielo è malato, le rondini non portano più le primavere, i veleni corrono nei fiumi. Ma il mondo non può naufragare, lo salverà l’amore. Ecco, dunque,frequenti più figure umane nel quadro. La vicinanza è amicizia. Ecco quei bambini, nati dalla creta o dal pennello, anche se appena suggeriti, quasi solo delle sagome, che hanno pronunce intense, tali da scuotere il sonno ed il pensiero. Urlano amore.

A proposito del bianco ricordiamo un dipinto dal titolo “Genesi”. Un’unica figura umana, piccola e volutamente incompiuta, in un ampio spazio, emerge su quel colore uniforme che li contiene tutti. Il bianco, pressappoco notava Kandinskij, è vuoto e muto, come il nulla prima della nascita delle cose. Il bianco è volo di colomba, trascendenza, luce, guizza fino ai bagliori, s’addensa e dirada. Ma i colori di questo artista sono sempre diversi e nuovi, perché di volta in volta, una pennellata dopo l’altra, li elabora e fonde. L’arte è vita e questa non si ripete, non si ripetono uguali un respiro o una foglia.

La capacità disegnativa di Bardeggia rivela doti naturali ed esercitate da sempre. Le immagini figurali o plastiche rispondono alle armonie dell’equilibrio. I volti, ad esempio, possono essere solo degli ovali oppure scavati oltre il vero, con la pelle gualcita. L’artista procede e si ferma quando raggiunge il momento più alto del significato. Le mani di una madre sono grandi, protettive, hanno il calore delle carezze; altra volta sono come ali scarne protese verso chi le guarda, che cercano e non trovano l’aria per volare.

Ci sono quadri cosiddetti astratti, in cui i colori, i suoi colori, sono portati dal vento. Le emozioni e lo spirito fluiscono liberi. Ma può capitare che, prestando maggiore attenzione, s’intravveda un passerotto bianco, fiocco di luce, in un cielo bianco. Spunta un amico pettirosso, sennò un papavero o la faccia di un bambino. Hanno la vita di pochi segni, fantasmi evocati dalla memoria.