martedì 23 agosto 2016

Visti al museo (144) - Chiarani

  



L'artista Franco Chiarani, presente nella collezione permanente  del Piccolomuseo di Fighille, è stato protagonista nei mesi scorsi di una importante mostra personale presso la Galleria 13 – arte moderna e contemporanea, dal titolo “Suggestive monocromie”.

 
La mostra è stata curata da Sara Cavagnari, con testi critici di Vittorio Spampinato, Direttore del Museo Cà la Ghironda di Bologna, e Giancarla Tognoni. Sono state esposte una ventina di opere, tutte olio e tecnica mista su carta, intavolate o meno, che mostrano la personale visione dell’arte di Franco Chiarani, artista eclettico e raffinato, che da un vero amore per la carta e per l’arte nordica, ha saputo creare uno stile pittorico unico e vibrante, con chiari omaggi alla pittura italiana di metà ‘900 e ad alcuni grandi maestri come Schiele e Kokoschka.

Lo stesso Vittorio Sgarbi ha personalmente selezionato e scelto Franco Chiarani, inserendolo nella ristrettissima cerchia di artisti italiani che sono stati esposti a Expo Italia 2015.

lo studio dell'artista

Franco Chiarani è nato ad Arco di Trento nel 1946 e ad Arco ha vissuto la sua vita finora, portando avanti la sua ricerca artistica e arricchendo la sua esperienza di viaggi, incontri e frequentazioni molto ampie, sia nazionali che internazionali. È impossibile elencare le numerose mostre collettive a cui ha preso parte in Italia e all’estero e gli svariati riconoscimenti, premi e vittorie in concorsi e contesti sia nazionali che internazionali, cui si aggiungono anche partecipazioni a fiere d’arte specializzate, di livello europeo.

Chiarani ha lavorato una vita intera in una cartiera quindi la carta non ha segreti per lui. Sperimenta su carte speciali, importate dal nord Europa, o carte da parati che danno effetti materici molto particolari, a volte è la carta stessa che emerge dalla macchia di colore, come fosse essa stessa protagonista del quadro.

Prima ancora di iniziare a dipingere un passaggio fondamentale è il trattamento della carta per rendere quest’ultima e la materia pittorica un corpo unico, un tutt’uno. Spesso lascia per ore le carte immerse nell’acqua affinché il pigmento possa penetrare meglio nelle fibre; proprio per agevolare questa operazione l’artista ha fatto installare una vasca da bagno nel suo studio.




Questa la presentazione di Giancarla Tognoni:


Franco Chiarani dipinge da quando era ragazzo, e fin da bambino ha guardato, ammirato, osservato pittori e pitture, con attenzione e desiderio. Il desiderio di esprimersi attraverso l’immagine dipinta lo ha portato a cimentarsi, completamente autodidatta, con disegni e colori; una continua, incessante sperimentazione alla ricerca del modo migliore per comunicare con il resto del mondo attraverso la forma che lui ama di più. Non è stato facile giungere al risultato odierno, ma Chiarani è un lavoratore instancabile: cerca, dipinge, crea i suoi colori, dipinge, osserva, dipinge. È il suo modo di comunicare, è il suo modo di trasmettere emozioni, di commentare il mondo, di affrontare la vita. 


Nel corso della sua esperienza ha catturato dei codici pittorici originalissimi e raffinati, che richiamano innumerevoli suggestioni – i suoi maestri virtuali, i suoi incontri, le sue letture – ma le propongono riviste, rielaborate e trasformate in modo assolutamente personale e irripetibile. Nonostante l’estremo lavorio, la ricercatezza dei segni, la selezione intransigente dei colori per la sua tavolozza, ormai quasi monocromatica, Chiarani riesce comunque a trasmettere emozione con una forza incredibile, a volte violenta. L’immediatezza dei suoi disegni è sorprendente, perché frutto di un lavoro attento e appassionato non tanto per garantirne la resa, quanto per eliminare quegli ostacoli che potrebbero limitarne la forza. Ed ogni aspetto o particolare della materia che lui lavora, acquista significato e regala significato alle sue opere: la sinuosità delle linee che estraggono soggetti dai tratti di matita e dalle sfumature penetrate nel foglio, la profondità che proviene dalla stratificazione di pigmenti e dalla sovrapposizione di carte e tele. 


Soprattutto nell’uso della carta emergono la sua sapienza e il genio pittorico con maggiore incisività. Franco Chiarani ama la carta e ne è riamato, senza dubbio. I suoi risultati sono di assoluto rilievo ed interesse anche nei lavori eseguiti su tavole o su tele: eguale la cura che lui mette nel suo lavoro, la precisione della tecnica. Eppure i suoi lavori su carta sono i migliori che lui produce, ineguagliabili per la bellezza dell’immagine, per la forza espressiva e per la maestria dell’esecuzione. Forse per il suo lungo dedicarsi alla fabbricazione delle carte (per anni è stata la sua professione) o per un affinità ancora precedente e che lo ha portato a passare una vita in mezzo a questa materia, la carta non è per lui semplicemente un supporto: diviene una parte fondamentale della composizione del quadro. Chiarani la lavora a lungo, in modo diversificato e attento, frutto di lunga esperienza e di grande capacità, e la trasforma, la rende permeabile ai colori, ne modifica lo spessore, la lucidità, ne diversifica e separa i vari strati. 
 
Franco Chiarani a Fighille in occasione dell'inaugurazione della Via Crucis Fighille-Petriolo
L’effetto di questo attento lavoro sulla carta diventa lo strumento per sostenere la drammaticità delle opere, amplificato dalla decisione di limitare sempre di più l’uso del colore, in un percorso di progressiva astrazione e semplificazione degli sfondi dipinti. Nelle opere (tutte su carta – libera, intavolata o intelata) si stagliano figure inserite in paesaggi urbani o naturali, a volte interni e, specie nelle opere più recenti, contornate da una ambientazione monocromatica, così incisiva da sovrastare e quasi opprimere le raffigurazioni umane. In alcune opere si trovano evidenti richiami al paesaggio che il pittore vive nel quotidiano; il profilo familiare dei monti della sua valle o i profili del castello e delle vie della sua città diventano il luogo di riferimento, così come i lineamenti delle persone ricordano gli effetti familiari e in alcuni casi una certa rappresentazione autobiografica. In altri il paesaggio si dilata in pianure o nebbie rarefatte, che non sono più un riferimento geografico, ma piuttosto una metafora, un’astrazione che trasforma gli elementi della natura in maniera simbolica. 


Franco Chiarani è pittore schivo, ma non introverso: ama comunicare, anche di se, ma non ama imporre il proprio sentire, il proprio punto di vista. È generoso, ma non invadente. Misurato in ogni sua espressione e sincero, nelle sue opere pone la stessa sincerità, trasferendo sulle carte il suo sentire, i suoi desideri, le sue passioni: in modo diretto oppure contenuto, poco appariscente, con grande lavoro e fatica – la stessa, forse, che fa per aprirsi agli altri. In tutte le opere si trovano sempre figure, a volte più evidenti, a volte solo tratteggiate nel paesaggio o negli interni rarefatti ed essenziali, individuati dallo spigolo di un muro, dalla sagoma appena tracciata di una porta. Non ci sono figure inserite in un ambiente, ma figure che nascono dal paesaggio, dal mondo circostante: le persone escono da linee che le accomunano a stipiti o curve dell’orizzonte, alle strade che percorrono, agli edifici che abitano, dai colori che sostituiscono le forme del mondo circostante, annientando la vista del mondo naturale e schiacciando con forza sovrumana le persone che vi sono inserite. L’ambiente e le persone sono un tutt’uno, compenetrate e unite in una totalità inscindibile. Non c’è un soggetto con un contorno ma tutto è un insieme misurato ed in assoluto equilibrio, di una drammatica perfezione. E proprio il senso drammatico delle opere diviene più palese: le figure si stagliano fra le linee come ergendosi in attesa ed esplode lo sgomento di fronte al mondo con una sensazione acuta di sospensione, dove si percepiscono allo stesso tempo la fragilità e il coraggio, la forza di accettare anche la propria disperazione. Nell’osservare queste figure delineate contro l’orizzonte, con lo sguardo rivolto sempre oltre, si intende chiaramente il loro aspettare a volte con timore, a volte con rassegnazione, a volte con rabbia, il futuro che incombe, incerto.